Condono cartelle esattoriali: regole entro il 20 giugno

Condono cartelle esattoriali: regole entro il 20 giugno

Con la conversione del Sostegni 1 scattano i 30 giorni per il decreto attuativo. Intanto il Sostegni-bis sposta al 30 giugno il termine per la sospensione delle notifiche

Parte il conto alla rovescia per il decreto con cui il Fisco fisserà i dettagli e soprattutto le tanto attese date di annullamento delle vecchie cartelle esattoriali. Con l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Sostegni iniziano a correre i 30 giorni che il Governo ha concesso all’amministrazione finanziaria per fissare i criteri che saranno adottati nello stralcio di tutti i ruoli affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 e di importo fino a 5mila euro.

Oltre alle date da cui parte la cancellazione dei vecchi debiti, il decreto del Fisco dovrà una volta per tutte definire puntualmente i singoli carichi affidati ad Agenzia entrate riscossione nel limite dei 5.000 euro. L’espressione «i singoli carichi» che era stata già adottata nello stralcio delle mini-cartelle fino a mille euro della pace fiscale di fine 2018, dovrebbe significare che si considerano le singole violazioni oggetto di contestazione e poi di recupero coattivo. Tradotto più semplicemente, significa che se in una cartella sono “sommati” più debiti – riferiti ad esempio, a contestazioni del Fisco su imposte dovute per più anni – si considera sempre la singola partita. Quindi se ognuna di queste non supera alla data del 23 marzo 2021 (giorno in cui è entrato in vigore del decreto Sostegni) i 5mila euro può rientrare nella cancellazione automatica, sempre che il debitore rientri nei limiti reddituali. Questo significa che potrebbero essere cancellate anche cartelle che complessivamente contengono più debiti che sommati tra loro superano i 5mila euro. Tanto per fare un esempio, se in una cartella ci sono sanzioni per violazioni del Codice della strada (multe stradali) per 2.000 euro e contestazioni per imposte locali (Ici o tassa rifiuti, visto che l’Imu e la Tari sono di molto successive) per 4.000 euro, potrebbe comunque – in presenza di tutte le altre condizioni previste – essere stralciata.

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